Vai al contenuto

Approfondimenti

TCF: opportunità e necessità per le imprese che operano oltre confine

Pubblicazioni 5 min di lettura

TCF: opportunità e necessità per le imprese che operano oltre confine

Al Congresso Nazionale UNGDCEC 2026 di Napoli: perché per i gruppi internazionali il Tax Control Framework non è più un'opzione, tra transfer pricing, stabili organizzazioni e adempimento collaborativo.

Quotidiano Più, venerdì 27 marzo 2026 – Fisco, Congresso Nazionale UNGDCEC 2026.

Negli ultimi anni il tema del Tax Control Framework (TCF) ha assunto una rilevanza crescente nel panorama fiscale, soprattutto per le imprese che operano su scala internazionale. In un contesto caratterizzato da normative sempre più complesse e da un'intensificazione degli scambi transfrontalieri, il TCF si configura come uno strumento essenziale per governare il rischio fiscale in modo strutturato e trasparente. Di questo si parla al Congresso Nazionale UNGDCEC 2026 a Napoli.

di Francesco Paolo Fabbri – Consigliere giunta UNGDCEC con delega alla fiscalità e all'internazionalizzazione
di Giulia Picchi – Componente del consiglio direttivo UGDCEC Firenze

L'istituto in esame può essere definito come l'insieme dei presidi organizzativi, procedurali e di controllo finalizzati a identificare, misurare, gestire e monitorare i rischi fiscali di un'impresa; contingenza di cui si può già apprezzare il particolare rilievo relativamente agli operatori economici con attività internazionale. Non si tratta di un mero adempimento formale, ma di un vero e proprio sistema integrato nella governance aziendale, volto a garantire la correttezza dei comportamenti fiscali e la conformità alle normative applicabili.

TCF strategico per le imprese

Per le imprese che operano oltre i confini nazionali l'adozione di un TCF assume quindi una dimensione ancora più strategica: la presenza in più giurisdizioni implica infatti la necessità di confrontarsi con ordinamenti fiscali diversi, spesso caratterizzati da regole non armonizzate, da interpretazioni divergenti e da frequenti modifiche normative. Apparendo quindi evidente che, in uno scenario come questo, il rischio fiscale non è più circoscritto a singoli adempimenti ma, oltre a "moltiplicarsi", non può che estendersi all'intera struttura del gruppo.

Le fattispecie di interesse, anche solo a livello di fiscalità internazionale, sono tante (a partire dalla questioni di residenza ed esterovestizione), anche se uno degli ambiti più critici è senz'altro rappresentato dalla "transfer pricing", la normativa sulla determinazione dei prezzi di trasferimento nelle operazioni infragruppo. Le entità transnazionali sono infatti chiamati a dimostrare che tali operazioni avvengono a valori coerenti la libera concorrenza ("arm's length principle"), anche se la concreta applicazione di tale principio è spesso complessa e soggetta a margini di discrezionalità – nonché a criticità operative nella misura in cui sorgano questioni con le Amministrazioni finanziarie competenti. Un TCF efficace consente di presidiare tali rischi attraverso procedure documentate, analisi economiche coerenti e sistemi di monitoraggio continuo delle transazioni intercompany.

Gestione delle stabili organizzazioni

Un altro profilo rilevante riguarda la gestione delle stabili organizzazioni, posto che la qualificazione di una presenza economica come stabile organizzazione in uno Stato estero comporta rilevanti conseguenze fiscali; anche se i criteri di individuazione non sono sempre univoci, soprattutto alla luce delle evoluzioni introdotte dal progetto BEPS dell'OCSE. Le imprese internazionali devono quindi dotarsi di strumenti in grado di intercettare tempestivamente simili situazioni e di valutarne correttamente l'impatto fiscale.

Il TCF assume inoltre un ruolo centrale nella gestione dei flussi informativi e degli obblighi di trasparenza fiscale internazionale, come il Country-by-Country Reporting ("CbCR"), le comunicazioni DAC6 e gli adempimenti connessi alla normativa sulle società estere controllate ("Controlled Foreign Companies" – CFC). In assenza di un sistema strutturato il rischio è difatti quello di incorrere in errori o omissioni che possono generare sanzioni rilevanti e, soprattutto, compromettere il rapporto con le autorità fiscali dislocate nelle diverse giurisdizioni di interesse.

In questo contesto si inserisce a pieno diritto il modello dell'adempimento collaborativo ("cooperative compliance"), che rappresenta un'evoluzione del rapporto tra contribuente e Amministrazione finanziaria e che ci riporta a quanto indicato inizialmente: le imprese dotate di un TCF adeguato possono accedere a regimi premiali basati sul dialogo preventivo e sulla trasparenza, riducendo l'incertezza fiscale e il rischio di contenzioso. Per i gruppi multinazionali ciò si traduce in una maggiore prevedibilità del carico fiscale e in una gestione più efficiente delle controversie.

Dal punto di vista operativo l'implementazione di un TCF richiede un approccio multidisciplinare, posto che è necessario (o meglio, fondamentale):

  1. mappare i processi aziendali con impatto fiscale;
  2. individuare i rischi associati;
  3. definire controlli adeguati;
  4. assegnare responsabilità chiare all'interno dell'organizzazione.

Particolare attenzione deve essere evidentemente posta all'integrazione tra le funzioni fiscali, amministrative e legali, così come all'utilizzo di strumenti tecnologici in grado di supportare la raccolta e l'analisi dei dati.

Ruolo della cultura aziendale

Non va inoltre sottovalutato il ruolo della c.d. cultura aziendale: un TCF efficace presuppone che il tema fiscale non sia relegato a una funzione specialistica, ma sia condiviso a tutti i livelli dell'organizzazione. La formazione del personale, la diffusione di codici di condotta e l'adozione di policy interne rappresentano elementi fondamentali per garantire un comportamento coerente e responsabile.

In definitiva, per le imprese che operano a livello internazionale il Tax Control Framework non è più un'opzione, ma una necessità. Esso consente di affrontare in modo sistematico la complessità del contesto fiscale globale, di ridurre i rischi di non conformità e di instaurare un rapporto più trasparente e collaborativo con le autorità fiscali.

In un'epoca in cui la fiscalità è sempre più al centro dell'attenzione pubblica e regolatoria, dotarsi di un TCF solido rappresenta non solo una scelta prudenziale, ma anche un elemento distintivo in termini di governance e reputazione.


Articolo originale: F.P. Fabbri, G. Picchi, "TCF: opportunità e necessità per le imprese che operano oltre confine", Quotidiano Più – Lefebvre Giuffrè, 27 marzo 2026, in occasione del Congresso Nazionale UNGDCEC 2026 di Napoli. © Giuffrè Francis Lefebvre S.p.A.

Scarica l'articolo in PDF (Quotidiano Più, 27 marzo 2026)

© 2026 Giulia Picchi | Dottore Commercialista | Tutti i diritti riservati Progettato e sviluppato su misura da Dott. Ing. Alessio Zanghi